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Unità: Far fuori gli insegnanti giocando con le statistiche. Ecco come...

Mi sento davvero gratificata nel mio pensiero quando mi rendo conto che quello che io dico, filtrato solo dalla mia personale esperienza e dalla mia intuiione trova un riscontro "matematico" da chi si occupa in maniera più mirata dei problemi inerenti la scuola.
Leggo e riporto qui un articolo a firma di Marina Boscaino:
Esistono alcuni luoghi comuni difficili da sfatare. Uno di questi è certamente che il rapporto docente-alunni nel nostro Paese sia molto più alto che altrove. Da ciò i grilli parlanti (e i detrattori della scuola pubblica) deducono una serie di conseguenze, soprattutto relative ad eventuali sprechi. Non deve dunque stupire che il ministro Gelmini, in un’intervista al "Sole 24 ore" - a commento del decreto n. 112 del 25 giugno, che prevede, secondo stime ufficiose del ministero dell’Economia, un taglio di addirittura 160mila posti nella scuola, pari a 70mila cattedre e 40mila posti di personale Ata (amministrativo, tecnico e ausiliario) - abbia affermato che si tratta di una "cura da cavallo inevitabile per la scuola", poiché questo Governo "è stato eletto per risanare i conti pubblici". Nel Paese delle lobby di potere, delle consulenze milionarie, degli abusi tollerati, della celebrazione dell’evasione fiscale come diritto inalienabile del cittadino, nel Paese di Gomorra, paga la scuola. E Gelmini è facile ostaggio di Tremonti.
Già in autunno il Quaderno Bianco sulla scuola stigmatizzava l’alto numero dei docenti. Come è noto, sia l’ultima Finanziaria che il decreto 112 sono intervenuti in proposito, non inficiando tuttavia il senso del discorso: quella pubblicazione rivelava che su 100 studenti della primaria in Italia ci sono 9.3 docenti, 5.3 nei Paesi Ocse; nella secondaria di I grado 9.7 per l’Italia contro il 7.3 dell’Ocse; nella secondaria superiore, 8.7 Italia e 7.9 Ocse.
Hanno dunque ragione: in Italia ci sono troppi insegnanti rispetto al numero di alunni. Ma una lettura più attenta di alcune specificità del nostro sistema di istruzione rivela una realtà decifrabile in termini diversi. Sulla quale una maggiore buona fede di chi ci governa e di chi interpreta i dati consentirebbe di riflettere con la necessaria attenzione. Nell’anno scolastico 2005-2006 i posti di insegnante statale in Organico di Diritto sono stati complessivamente 737.250, di cui 48.607 di sostegno (fonte MPI). Ed ecco il primo punto: nel resto dell’Europa gli alunni diversamente abili frequentano scuole speciali. Pertanto gli operatori che se ne occupano non vanno ad aumentare il numero dei docenti. Solo in Francia per questi ragazzi viene destinato un organico di 280.000 operatori sociali, che appartengono comunque ad amministrazioni diverse dalla scuola. Ecco come un provvedimento di inclusione, di integrazione e di pari opportunità, nonché una lettura illuminata dell’art. 3 della Costituzione, non solo non viene considerato tale, ma si ritorce contro il sistema scuola. Forse il governo preferirebbe confinare - esattamente come accade, ad esempio, in Germania - bambini e ragazzi diversamente abili in strutture parasanitarie.
Rispetto alla cifra complessiva dei posti in organico di diritto va considerata un’altra "anomalia" - questa volta, al contrario, discutibilissima - del nostro sistema: i 25.679 insegnanti di religione cattolica (di cui 14.670 di ruolo), che altri paesi - in cui l’egemonia politico-culturale della chiesa non è preminente e la laicità della scuola un valore realmente fondante - non hanno l’onore di conteggiare nel numero dei propri insegnanti. L’eterogeneità del nostro territorio, infine, rappresenta un ulteriore elemento che altera il rapporto, ma di cui si continua a non tener conto. Certo, sarebbe forse conveniente lasciare i bambini di Pantelleria, Tremiti, Lampedusa o dei tanti comuni alpestri privi di scuole. Ma, fortunatamente, esiste ancora una norma sull’obbligatorietà dell’istruzione che prevede l’istituzione di scuole e classi in quel tipo di territori. Altro discorso artatamente ignorato è la considerazione del tempo pieno: tale è in Italia la scuola dell’infanzia (8 ore) con un numero doppio di insegnanti rispetto ai paesi con la metà delle ore. Da noi circa il 35% della scuola primaria - finché si riuscirà a resistere agli evidenti tentativi di smantellamento - funziona a tempo pieno (con 70.000 insegnanti in più rispetto al tempo normale), così come una parte importante della scuola media funziona a tempo prolungato: le ricadute in termini sociali, di qualità della vita, di realizzazione professionale delle madri lavoratrici, nonché l’avanzato livello in termini di elaborazione pedagogica e di successo formativo di quelle scuole non sono elementi che sembrano interessare i "contabili" della scuola pubblica, ammesso che ne siano a conoscenza. Grazie a tempo pieno e tempo prolungato, poi, il tempo-scuola degli studenti italiani è - questo sì, realmente - decisamente superiore a quello degli studenti europei. E non bisogna dimenticare che in alcuni sistemi europei dell’istruzione esistono miriadi di figure professionali che - pur svolgendo quella funzione - non sono insegnanti: i bibliotecari delle nostre scuole, ad esempio, sono docenti non idonei per motivi di salute.
Insomma, la peculiarità del rapporto tra alunni e docenti nella scuola italiana - uno dei cavalli di battaglia dei sostenitori dei tagli e del rigore apparente - deriva invece dalla statura etica e dalle battaglie politiche di chi ha pensato la scuola della Costituzione. I tagli e le loro dimensioni sono quindi inaccettabili. Speriamo che tutti - in fase di discussione del decreto - lo ricordino.[Questo articolo lo trovate qui...]
 
 
 
Quindi facendo un po' di conti abbiamo che:
Abolendo il tempo pieno ( e i genitori che lavorano se la sbroglieranno loro...) avremo in meno 70.000 docenti
Togliamo gli insegnanti di religione cattolica come negli altri paesi europei  ________________ 25.679     "
Togliamo i docenti di sostegno___________________________________________________ 48.607     "
                                                                                                            Totale____________________144.286
 
E rientriamo quasi nei numeri della Ministra...
Però poi mi deve dire che ne sarà dei bambini diversamente abili.
Le famiglie se li terranno a casa? O li precipiteremo tutti dalla rupe Tarpea? o Riapriranno le Scuole differenziali dove in un unico stanzone si ritroveranno bambini iperattivi, bambini con DSA, bambini con tetrapalgie, ciechi, sordomuti e down? Un nuovo Lazzaretto o un nuovo Cottolengo?
 
 

Richiesta di assegnazione provvisoria... modulistica

Ogni anno è la solita storia.Escono i moduli per fare la richiesta di assegnazione provvisoria in un'altra sede e immancabilmente manca un modello che non viene mai allegato. Non si trova né sul sito della Pubblica Istruzione nè in quelli dei sindacati della scuola.
In realtà è un semplice modulo...quasi ripetitivo,solo che ha la dicitura in cui si chiede il ricongiungimento al coniuge,ai figli, al genitore e per poterlo avere devi recarti solo alla sede del tuo sindacato o di quello a te più vicino.
Quest'anno ho deciso di scannerizzarlo e di metterlo a disposizione di coloro che , vivendo nei paesi, non hanno la possibilità di averlo se non andando  in città.
 

Dalle cesoie.. alle forbici...

... così passa il nuovo Ministro della Pubblica Istruzione... Dalla potatura al disinnesco del sistema scolastico dove predice il trancio di ben 150.000 posti di lavoro all’interno della scuola nel corso dei prossimi 3 anni. Si tratta di 100.000 cattedre e 47.000 posti di personale amministrativo, tecnico ed ausiliario. «Quando si ha un bilancio come quello del Ministero, che al 95 per cento è rappresentato da stipendi e bisogna fare economia è chiaro che si devono tagliare dei posti e danneggiare delle persone  E’ un’operazione non semplice da fare, ma è l’unica strada possibile, perché abbiamo la necessità di ridurre il debito pubblico e di riqualificare la spesa»..
Ed ecco il neo Ministro Gelmini. Ma prendersela con lei non mi sembra nemmeno tanto obiettivo. Berlusconi si è gonfiato il petto nel suo "doppiopetto", durante il precedente suo Governo, per le assunzioni che aveva fatto nella scuola. Posti che in realtà sono stati dimezzati per permettere l'assunzione "statale" di docenti di Religione Cattolica... Furono tagliati 25.000 posti di docenti del ruolo normale per far spazio a loro. Adesso ha tolto l'ICI ma da qualche parte i soldi li deve prendere, e perché non recuperare ben 8 miliardi togliendo di mezzo gli insegnanti? Ahimé, se questo non è un ritorno al Medioevo, in cui l'istruzione era solo prerogativa del giovin signore che si pagava il precettore, ditemi voi cos'è... (Sarà mica l'influenza leghista? Del resto anche durante il periodo dei comuni a scuola ci andavano solo i figli dei nobili. Ed alla lega questo discorso torna a fagiolo a parer mio. Tanti ignoranti, tanti proseliti. E' questo che lo stato vuole. Non gliene frega niente della cultura, di investire nei giovani che saranno il futuro mentre loro..noi... siamo già il passato. Onorevole Berlusconi, si rende conto che noi ci avviciniamo alla tomba e che resterà un popolo di analfabeti? O questo non le interessa, visto che lei risolve il problema del precariato lquidandolo come fece la regina Maria Antoniette? Forse la storia non le è stata detta tutta... Sembra che le siano diventati i capelli bianchi in una sola notte...quella che precedette la decapitazione ad opera di un popolo a cui non bastavano certo le brioches per sfamarsi.
Lei toglie le tasse solo lì dove ci sono i suoi interessi ... e per far ciò immola la scuola italiana che tanto ormai da molti anni,grazie ai vari governi che si sono succeduti, è moribonda.
Cmq, ci sto. Inziamo a tagliare gli organici. Cominciamo a togliere dalla scuola tutti i figli di papà che ritengono il compito di docente come un optional, per non morire di noia... Iniziamo a fare un repulisti di tutti quei docenti che di idoneità hanno solo il titolo ma non le competenze e le capacità. Staniamo tutti gli "imboscati" nella scuola. Cominciando dai bidelli. E soprattutto mandiamo a casa i 25.000 insegnanti di religione, da lei assunti, e la cui presenza non viene legittimata in una scuola laica...
Intanto hanno preso tre nuovi funzionari, al posto del dimissionario che ha sbagliato la traccia degli esami di maturità (Si divideranno lo stipendio in tre...o dovremo  - cosa+ probabile -  pagarne tre?).
Hanno immesso in ruolo altri insegnanti, proprio quest'anno... Perché l'hanno fatto? Se devono contenere le spese che senso aveva assumerli?
Quanti interrogativi, quante perplessità, quante domande che vorrei fare e che desidererebbero una risposta. Ma, ahimé, mi sembra di essere solo una campana in una chiesa di campagna!
// NON CAPISCO PERCHE' GLI ONOREVOLI NON SI DIMEZZANO IL LORO MILIONARIO STIPENDIO...
ALTRO CHE 8 MILIARDI DI RISPARMIO CI SAREBBE!!!! Se solo penso che alcuni di loro guadagnano in un mese quello che a me danno per vivere un anno... mi sento derubata!!!

La Scuola che vorrei

Mi scrive Alex, un ragazzo che ha un blog con "Wordpress" e che ho trovato per caso, gironzolando in rete e dove ho lasciato un commento:
 
"Posso azzardare a domandarti cosa pensi possa essere fatto per portare la meritocrazia tra i docenti? (sono convintissimo come te che manca anche tra gli studenti, ma forse con un po' di rigore questa situazione si risolverebbe facilmente)"...
 
Questa la mia risposta, inviata stamane, per email:
 
Penso che un ottimo sistema sarebbe quello della somministrazione di "test" per verificare il grado di apprendimento acquisito dagli alunni.
La percentuale del rendimento scolastico determinerebbe la percentuale di "risposta" sulle capacità del docente di saper trasmettere dei contenuti o per meglio dire di saper insegnare, nonché l'impegno profuso nello studio dallo studente.
I test verrebbero somministrati da "esperti" esterni alla scuola. Avrebbero carattere nazionale (come nazionale dovrebbe essere il curriculo scolastico, senza lasciare nulla al ghiribizzo ed alla improvvisazione delle singole scuole...oggi la legge prevede che un 15% della quota sia a discrezione della scuola) e la valutazione avverrebbe per via informatica...
Sarebbe il computer a stabilire il calcolo valutativo, solo così potremmo davvero avere un quadro del sistema scolastico nazionale. Si potrebbe determinare il livello culturale e formativo di ogni singola scuola. Così si potrebbero premiare non solo i dirigenti ma anche i docenti. Una specie di "medaglia" quantificabile in termini economici e non la sola "gloria" che ti lascia a bocca asciutta e con uno stipendio da fame che non arrivi manco alla fine del mese...
Senza dimenticare che anche i DS dovrebbero essere valutati. Ci sono troppe funzioni che non dovrebbero essere delegati alle insegnanti...che con questa scusa si allontanano dalla classe... O quanto meno essere assegnati a docenti che non sono titolari di una classe...
Questo è un mio primo abbozzo di come potrebbe essere la scuola meritocratica che premierebbe: alunni, docenti e dirigenti... che ne pensi?
 
Alex solleva qualche obiezione in merito alla presenza del docente in classe che potrebbe "suggerire" le risposte...
Gli rispondo con:
 
Riguardo alla presenza del docente, ovvio che quel giorno sarà mandato a..spasso...
Le prove potrebbero essere fatte via web ed avere subito i risultati. Un po' come si fa nelle prove di ammissione in qualche Università...
Pensa che risparmio di energie e di risorse! Si abolirebbero definitivamente gli esami di stato, visto che le prove sarebbero trimestrali (per ogni ordine e grado di scuola) e si accede direttamente all'Università senza ulteriori prove di ingresso o di accertamento dei prerequisiti...
Si responsabilizza maggiormente la famiglia, che non pretenderà più la promozione o il voto buono per il figlio, si motiveranno gli studenti all'apprendimento, si sproneranno i docenti a "lavorare" senza più quella calma piatta in cui versano molti di loro dopo anni passati senza alcuno stimolo a impartire le solite lezioni con nausea ed insoddisfazione... Copiando e ricopiando sempre i medesimi giudizi [dove l'unica cosa che cambia è il nome dell'alunno], la medesima programmazione educativo-didattica, cambiata solo nella dicitura centrale, sparirebbe il famoso effetto alone e/o Pigmalione nella loro "valutazione"... ecc...ecc... ecc. 
... Magari riuscissimo a fare davvero una Scuola migliore, senza scomodare cervelloni e "tecnici"...
 
 
E voi, che ne pensate? Vogliamo provare NOI a farci la scuola che sognamo? Attendo la vostra opinione...
 

In my time




l' immagine allegata è una mia personale elaborazione. Cliccando su potrete vederla nelle sue reali dimensioni e potete prelevarla, in cambio chiedo solo di non cancellare il mio logo e di inserire il link del mio blog... Grazie!

Amici d'infanzia



[my graphic]

Su un'ampia distesa salina
la tela della mia vita
attende  che ne riprenda
in mano la trama.

Strappi rattoppati, bordi
sfilati, cuciture nascoste,
delle bruciature e un piccolo
punto a giorno a fermare
i miei passi, ormai stanchi.

E poi pieghe e sgualciture
che cerco di distendere.

Tra la trama e l'ordito, ritrovo
Voi, compagni miei d'infanzia.
Rivedo i nostri puerili giochi.
Ripercorro le nostre strade.
Risento le nostre voci gaie.

Quanta nostalgia mi invade
mesta in questa quiete serale!

Cari amici miei di ieri, piccole,
limpide, ombre del mio presente,
soave fragranza di spensierata
giovinezza: come mi mancate!

Due dediche

a due amici che hanno compiuto gli anni lo stesso giorno...

Gli esami di riparazione...

 

Riporto un intervista al'ex Ministro D'Onofrio trovata su:  http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=266580

Roma - Agli studenti in affanno per il recupero dei debiti probabilmente il suo nome non dice nulla. Ma fu proprio il democristiano Francesco D’Onofrio, ministro della Pubblica istruzione del primo governo Berlusconi, a cancellare gli esami di riparazione. Molti pensano che la crisi della scuola italiana si sia aggravata proprio a partire da quella scelta. D’Onofrio ma lei si è mai pentito?
«Ancora con questa storia? No. Non sono pentito: quando io sono arrivato al ministero il processo di abolizione degli esami di riparazione era già iniziato. Addirittura nel ’77 erano stati cancellati alle elementari, alle medie e alla maturità. Lo sapeva lei che si poteva ripetere pure la maturità a settembre? Io mi limitai a procedere sulla stessa strada e con un decreto legge nell’agosto del ’94 abrogai gli esami di riparazione anche al liceo. Il governo però restò in carica soltanto otto mesi ed io non ho nulla a che fare con quello che è successo dopo. Soprattutto non c’entro con la vergogna dei corsi di recupero che poi venne attuata dai successivi ministri. Prima Giancarlo Lombardi col governo Dini e poi Luigi Berlinguer con Prodi».

Vergogna?
«Ma certo. L’abolizione degli esami di riparazione da parte mia aveva un obiettivo strategico che era quello di rendere la scuola direttamente responsabile dell’istruzione dei ragazzi. Nel mio progetto gli studenti avrebbero dovuto frequentare corsi obbligatori o il mese dopo la fine delle lezioni o il mese prima. Poi con il caos dei recuperi e dei debiti hanno finito per cancellare la meritocrazia invece degli esami».

Ma come si poteva introdurre il concetto della meritocrazia attraverso l’eliminazione di una verifica della preparazione degli studenti, come erano appunto gli esami di riparazione?
«Come ho già detto il processo era già iniziato. Noi lo abbiamo soltanto completato. Comunque si volevano mettere insieme la responsabilità della scuola e la qualità dell’apprendimento, che con gli esami di riparazione di fatto ricadeva invece sulle famiglie».

Ovvero?
«Il sistema andava avanti con le lezioni private quindi andava bene chi si poteva permettere di pagare profumatamente i professori più bravi. Si era creata una discriminazione tra i ricchi che potevano pagare le lezioni per i figli e i poveri che invece non se le potevano permettere. Un’ingiustizia palese. Purtroppo, invece di perseguire questo obbiettivo, l’abolizione degli esami è diventata un modo per rendere gli studi più facili mentre noi volevamo renderli più rigorosi, dando a tutti le stesse opportunità».

L’attuale ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, si è detta favorevole ad un ripristino degli esami di riparazione.
«A mio parere rimettere gli esami non è la soluzione: tutto a quel punto ricadrebbe di nuovo sulle famiglie».

Il sistema attuale però sta portando la scuola alla rovina: gli studenti italiani sono i più impreparati d’Europa.
«Certo anche il sistema attuale non funziona e non garantisce i risultati. Sono d’accordo con la strada aperta dall’ex ministro Fioroni che ora anche la Gelmini mi sembra voglia perseguire. Imporre una maggiore serietà, un maggiore rigore, verificando con certezza i risultati. Non credo che per far questo occorra ripristinare gli esami di riparazione. Insisto: la responsabilità della preparazione degli studenti deve essere della scuola che frequentano non dei professori che possono permettersi di pagare extra fuori casa».

Non poteva dire nulla di più assurdo. La responsabilità è in primis della famiglia che spalleggia il figlio senza controllare se questo a casa studia e fa i compiti, che si presenta impreparato a scuola, che entra un giorno si e l'altro no e lo giustifica e lo difende.

Ed è un falso problema quello presentato dall'on D'Onofrio. Ai miei tempi gli studenti che sapevano che se non studiavano avebbero compromesso le  loro vacanze estive si impegnavano a fondo per evitare questa spada di Damocle mentre chi sapeva che il genitore non si sarebbe potuto permettere il lusso di pagare un professore privato evitava anche di assentarsi per non saltare una lezione.

Il problema è già alle elementari. Ed è una cosa di cui già ne avevo parlto tempo fa.

L'abolzione della bocciatura ha fatto si che molti studenti con una preparazione inadeguata proseguissero gli studi fino alle classi superiori, trascinandosi dietro le loro lacune e le loro deficienze. Inoltre questa abolizione ha sminuito la figura del docente. Le famiglie sono entrate nell'ottica che comunque vada il fglio verrà promosso e l'unica cosa che guardano è se ha avuto buono o ottimo e pretendono l'ottimo. Per loro il figlio è il massimo dei geni, anche se non sa leggere e eseguire l'analisi grammaticale ma:" sa giocare bene alla playstation e come usa lui il pc manco io" ....

La Scuola è solo il paese dei balocchi. Si va a scuola per non sostare a casa. Si parcheggiano i figli mentre i grandi sono impegnati a lavorare o a concedersi un break dalla loro responsabilità. I docenti sono solo dei cani da guardia che devono preoccuparsi di evitare che si facciano male.Se poi in questo "parcheggio" apprendono qualcosa bene... ancora meglio, altrimenti cosa cambia? Tanto sarà sempre promosso...

EVVIVA LA SCUOLA

La nuova ministra sembra abbia dato un segnale di "crescita": Bene agli esami di riparazione alle superiori e delle bocciature alle elementari ne vogliamo tornare a parlare?

Intanto riporto dall'Unità.it un articolo con un pensiero di fondo che condivido in toto:

 

La prima uscita pubblica del nuovo ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini era molto attesa. E lei, da brava secchione come i colleghi di Forza Italia l'hanno sempre definita, si è preparata con scrupolo alla prova della commissione Cultura alla Camera. Il programma di governo in fatto di scuola viene così infarcito da citazioni del Papa, del Presidente della Repubblica e, per mettere in difficoltà l'opposizione, addirittura di Gramsci e del programma del Pd.

«La scuola? Un enorme ammortizzatore sociale» La sostanza però è un ritorno alla nefasta epoca morattiana, rivista leggermente in salsa moderata. E così rifanno capolino le celeberrime tre "i" berlusconiane (impresa, inglese, internet) con l'italiano a fare da quarta per dare un senso di nuovo e antico allo stesso tempo. «La "patente delle tre i", indispensabile a percorrere le strade del terzo millennio non può essere presa a discapito della quarta "i": quella di Italiano, termine con cui ricomprendo l'antico trinomio leggere, scrivere e far di conto», massima cara e citatissima dal suo predecessore Beppe Fioroni.

Il passaggio che rende meglio l'idea su quello che attende studenti e professori nei prossimi anni è però nella frase: «La scuola ha smesso di essere un servizio ai cittadini e alla Nazione, per diventare un enorme ammortizzatore sociale». Si riferisce ai professori che per lei sono troppi e rubano lo stipendio, alla faccia delle migliaia e migliaia di precari che da venti anni girano da una scuola all'altra e reggono in piedi la baracca.

La Gelmini cerca poi di ingraziarsi gli insegnanti (almeno quelli a tempo indeterminato) ricordando un dato arci-noto, quello dello stipendio di molto inferiore alla media Ocse. «Questa legislatura deve vedere uno sforzo unanime nel far sì che gli stipendi degli insegnanti siano adeguati alla media Ocse». Ma subito dopo ha comunque ribadito: «Abbiamo troppi dipendenti e poco pagati, con una carriera pressochè piatta. se lo stato dà poco non potrà che chiedere poco, spirale di frustrazione inarrestabile». Per questo, secondo il ministro, bisogna rivalutare il ruolo dei docenti «a partire dal pieno riconoscimento del loro status».

«Rivoluzione culturale» Mancava Mao tra i marxisti o presunti tali e la Gelmini non lo dimentica arrivando a preconizzare un'altra rivoluzione culturale. «Non sarà semplice, non sarà immediato - ha detto - ma io voglio dare il mio contributo per spargere i "semi del merito". Germoglieranno ne sono sicura, l'Italia è pronta. Il programma del Pd sulla scuola - cita il ministro - dice "è necessaria una vera e propria carriera professionale degli insegnanti che valorizzi il merito e l'impegno" e ancora "realizzare un nuovo salto dell'autonomia degli istituti scolastici, facendo leva sulle capacità manageriali dei loro dirigenti". Sono d'accordo».

Ma autonomia è una parola che può essere tradotta in maniere divertissime. Il significato della Gelmini è molto vicino a quello di Letizia Moratti e si traduce in dirigenti (ex presidi) tramutati in manager d'azienda con libertà di assumere e licenziare a proprio piacimento. «Il sistema scolastico italiano è maturo per forme avanzate di autonomia». Per applicarle è necessario «valorizzare la governance degli istituti, dotarla di poteri e risorse adeguate. Dare agli istituti gli strumenti per operare ma pretendere da essi capacità gestionale e di programmazione degli interventi».

Sul tema delle risorse il ministro ha rilevato che «Il governo Prodi ha varato un piano triennale che noi abbiamo ereditato e rispetto al quale non possiamo che procedere nel senso di un contenimento dei costi della spesa pubblica. I conti dello Stato e la situazione economica internazionale lo impongono. Ma la scuola è una priorità non è un capitolo di bilancio qualsiasi. Da essa dipende il futuro del Paese, bisogna tenerne conto».

«Niente nuova riforma, solo modifiche» Per fortuna la Gelmini al senso del ridicolo e dunque non si spinge a promettere l'ennesima riforma, come invece fece la Moratti. Solo «modifiche legislative e solo dove è strettamente necessario: cercherò di contenere l'irresistibile tendenza burocratica a produrre montagne di regolamentazione confusa e incomprensibile, cercherò di favorire l'adozione di criteri generali e indicazioni nazionali leggibili, evitando la metastasi delle norme di dettaglio». Così si spiega la conferma della circolare Fioroni sul recupero debiti. «Cercherò soprattutto - ha sottolineato concludendo - di preservare e mettere a sistema quanto di buono fatto dai miei predecessori. Per questo motivo non ho avuto tentennamenti rispetto alla cosiddetta 'circolare Fioronì sul recupero, attraverso prove supplementari, dei debiti scolastici».

Garavaglia: giusto proseguire su linea Fioroni Dal ministro ombra dell'Istruzione Mariapia Garavaglia arriva un giudizio senza infamia e senza lode. «Spero davvero che ci sia impegno e volontà per non mettere in fibrillazione la scuola». «C'è un ampio riconoscimento degli interventi operati nella precedente legislatura. Si tratta di passare alla fase applicativa per verificare fino in fondo - aggiunge - tutta la validità. Il settore scolastico deve operare in un clima sereno, senza sentirsi minacciato da continui ripensamenti sui metodi d'insegnamento, sui programmi, sugli indirizzi e sulla gestione. Mi auguro - conclude la senatrice del Pd - che le affermazioni fatte oggi dal ministro sugli aumenti per gli stipendi degli insegnanti siano seguite da fatti, anche se, guardando ai primi provvedimenti dell'esecutivo, non mi sembra affatto che si vada in quella direzione. La speranza è però che, a partire dal Dpef, ci sia un cambio di rotta su questo punto cruciale per le sorti della scuola in Italia».

Panini (Cgil): ci saranno tagli fortissimi   Il segretario della Flc Cgil Enrico Panini è invece molto critico. «Non capisco il rapporto tra gli impegni ad aumentare gli stipendi della Gelmini e quelli presi da Tremonti. Tra decreto per la copertura dell'Ici e prossima finanziaria sappiamo che il 70 per cento dei tagli alla pubblica amministrazione sarà nella scuola con taglio agli organici e riduzioni alle stabilizzazioni dei precari già previste». Sulla definizione di scuola odierna come «enorme ammortizzatore sociale» Panini scuote la testa: «Il ministro è rimasto agli anni '70: le assunzioni di massa le faceva la Dc. La definizione non ha riscontro con la realtà: è dal 1989 che la scuola ogni anno subisce costantemente restrizioni di spesa e di organici. Al ministro hanno risposto il governatore Draghi e il presidente di Confindustria Marcegaglia che parlano di enorme spreco di intelligenze, altro che enorme ammortizzatore sociale».

New dalla Scuola

Ministero dell’Istruzione,
dell’Università e della Ricerca
Dipartimento per l’istruzione
Direzione Generale per il personale scolastico

Prot. AOODGPER 9242                                                         Roma, 4 giugno 2008
Ai Direttori generali degli Uffici scolastici regionali
Oggetto: A.s. 2008/09. Adeguamento dell’organico di diritto alle situazioni di fatto del personale docente. Tabella “G”Con C.M. n. 19 del 1° febbraio 2008 è stato trasmesso lo schema di decreto interministeriale relativo alla quantificazione e alla ripartizione delle dotazioni organiche del personale docente per l’a.s. 2008/09.
Com’è noto, la consistenza delle citate dotazioni a livello nazionale è stata definita in coerenza con quanto previsto dall’art. 2, comma 412, della legge 24 dicembre 2007, n.244 (finanziaria per il 2008) che ha rimodulato gli obiettivi di contenimento della finanziaria 2007 e previsto per l’anno 2008/09 una riduzione complessiva di 11.000 posti (10 mila per il personale docente e mille per il personale ATA)[a ottobre hanno assunto ed a giugno riducono? Che senso ha? Riflessioni personali].
La riduzione/incremento di posti relativi al personale docente è stata definita, per ogni regione, tenendo conto prioritariamente della previsione dell’incremento o del decremento degli alunni, ma necessariamente anche di tutte le nuove disposizioni di razionalizzazione previste dalla legge finanziaria 2008. Sono state inoltre applicate tutte le altre misure individuate dalla finanziaria stessa per il raggiungimento dell’obiettivo, quali l’innalzamento del rapporto alunni/classe [28 alunni in prima elementare... perché non ci vengono loro a insegnare a legere e scrivere a 28 bambini di 5 anni?], la riduzione dei posti di docenti specialisti di lingua inglese nella scuola primaria [e le 3 "i" di morattinana memoria?], la possibilità di derogare ai parametri stabiliti per la formazione delle classi ecc..
Come per l’anno scolastico 2007/08, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze, è stato deciso di operare le previste riduzioni in parte in organico di diritto, per una quota pari a 6.072 unità, in parte in organico di fatto, per una quota di 3.928 posti.
Tanto per non arrecare grave pregiudizio alla qualità del servizio scolastico [qualità?Quale? in queste condizioni? ] e rispondere meglio alle esigenze del territorio, nonché attraverso una più numerosa platea di posti utili per la mobilità e per le nomine in ruolo [nomine? ancora? e dove li mettono?], una maggiore stabilità del personale interessato, a tutela della continuità didattica.(Sono quattro anni che mi sento dire, torna un altro anno?)
Con l’invio del decreto interministeriale contenente le dotazioni organiche per l’a.s. 2008/09, è stata comunicata alle SS.LL. la sola quota di posti da ridurre in organico di diritto e ci si è riservati di comunicare successivamente quella riguardante le riduzioni da operare in organico di fatto, quando i dati riferiti alle iscrizioni sono largamente consolidati.

La scelta di detta metodologia consente, infatti, di rapportare le consistenze di organico alle reali necessità del territorio, e rende possibile procedere ad una redistribuzione più ponderata della restante quota di interventi da effettuare sull’organico di fatto.
Sulla base dei dati relativi al numero degli alunni comunicati dalle scuole tramite il Sistema informativo, ed in considerazione delle verosimili variazioni che, specialmente nell’ istruzione secondaria di II grado, saranno riscontrabili con l’inizio dell’anno scolastico, come ampiamente avvalorato dalla serie storica del rapporto iscritti/frequentanti nell’ultimo decennio, è possibile ora procedere alla ripartizione, tra le varie regioni, della quota di riduzione da effettuare in organico di fatto.
A scioglimento, pertanto, della riserva contenuta dalla C.M. n. 19/2008, si trasmette la nuova tabella “G” contenente anche la quota di riduzioni da operare in organico di fatto.
Rispetto ad una prima formulazione redatta sulla base della previsione degli alunni, l’odierna tiene conto dell’andamento delle iscrizioni che per alcune Regioni fa registrare un minor calo e per altre un minore incremento di alunni rispetto alla previsione utilizzata per la determinazione di organico di diritto.
Sarà cura delle SS.LL. individuare, attraverso strategie mirate e valorizzando a pieno l’autonomia delle scuole, soluzioni e interventi atti a contenere gli organici di fatto, tenendo presente che l’organico cui fare riferimento per conteggiare le riduzioni è quello del decorso anno 2007/08 comunicato al Sistema.
Resta ovviamente inteso che, a conclusione di tutte le operazioni di organico di diritto e di fatto, dovrà essere comunque conseguito l’obiettivo previsto dalla legge finanziaria 2008, e ciò anche al fine di evitare l’applicazione della clausola di salvaguardia.


Il Direttore Generale: Luciano Chiappetta

 

In terza pagina la tabella dove sono esplicitati, regione per regione, gli ulteriori tagli da fare.

A conferma di quanto dicevo io, nel mio post del6 maggio 2008, dal titolo "Dove va la Scuola italiana", ecco la risposta dei sindacati in data 6 giugno 2008:

Sugli ulteriori tagli agli organici Flc CGIL, CISL Scuola e UIL Scuola scrivono al Ministro Gelmini

Il MIUR ha trasmesso ai Direttori Regionali - senza alcuna preventiva informazione alle Organizzazioni Sindacali - la nota prot. n. 9242 del 4.6.2008 con la quale comunica gli ulteriori "tagli" agli organici del personale docente da effettuare in fase di adeguamento dei medesimi alla "situazione di fatto". Immediata la presa di posizione dei sindacati scuola confederali che hanno scritto, in data odierna, la sottoriportata lettera unitaria al Ministro dell'Istruzione e ai vertici amministrativi di viale Trastevere.

* * *

Al Ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca

Al Capo di Gabinetto, MIUR

Al Capo Dipartimento per l'Istruzione, MIUR

 

In data 4 giugno, è stata trasmessa ai Direttori Regionali la nota prot. n. 9242 con la quale si comunicano gli ulteriori "tagli" di posti di personale docente da effettuare in fase di adeguamento degli organici di diritto alla situazione di fatto.

FLC CGIL, CISL SCUOLA e UIL SCUOLA denunciano che in numerose realtà territoriali i "tagli" già operati in organico di diritto hanno determinato conseguenze negative per la garanzia dell'offerta formativa e per l'effettivo esercizio del diritto allo studio.

Ciò ha comportato l'avvio di numerose vertenze territoriali con scioperi ed iniziative di protesta.

La nota emanata non solo non tiene conto delle difficoltà rappresentate, ma addirittura fornisce indicazioni per effettuare ulteriori "tagli".

FLC CGIL, CISL SCUOLA e UIL SCUOLA ritengono che il sistema formativo pubblico debba diventare punto di attenzione ed investimenti nell'ambito delle politiche sociali del Governo e non sede di interventi di puro contenimento della spesa.

FLC CGIL, CISL SCUOLA e UIL SCUOLA ritengono che - sul piano del metodo - la nota 9242 rappresenti una palese violazione delle regole che sostengono corrette relazioni sindacali.

Va sottolineata, inoltre, la gravità della scelta in quanto la suddetta nota, relativa ai nuovi interventi di riduzione delle risorse della scuola, è stata emanata alla vigilia dello specifico incontro sulla questione, già calendarizzato per martedì prossimo, 10 giugno.

Il primo incontro tra la S.V. e le scriventi Organizzazioni Sindacali, da Lei fissato per il 18 p.v. avrebbe visto, certamente, la questione degli organici collocata tra le priorità poste all'ordine del giorno.

Le scriventi Organizzazioni rivendicano il ripristino di corrette relazioni sindacali, per un esame attento e responsabile delle problematiche connesse alla "questione organici" nelle diverse Regioni, che assuma come obiettivo quello di assicurare alle scuole le condizioni necessarie per corrispondere adeguatamente alla domanda formativa del territorio; invitano, inoltre, l'Amministrazione a farsi garante del pieno rispetto delle norme che regolamentano la formazione e il funzionamento delle classi.

Per queste ragioni, chiedono che la circolare 9242 venga riformulata sulla base degli esiti dell'incontro già convocato per il prossimo 10 giugno.

Roma, 6 giugno 2008 

Flc CGIL: Enrico Panini

CISL Scuola: Francesco Scrima

UIL Scuola: Massimo Di Menna

 

Lascio a voi, lettori attenti ed intelligenti, la capacità di trarne le vostre conclusioni...

 

 

 

 

Un mondo migliore

 Voglia di  vivere
sull' onda delle emozioni
Voglia di ribaltare
l'usuale e il deja-vu
Voglia di guardare il mondo
a testa in giù...
 
Desiderio di scoprire
che la legge gravitazionale
è solo un illusione ottica
e che la mela non cada
ma vola risucchiata
dentro il buco dell'ozono.
 
Che gli uccelli non volteggino in aria.
Che i pesci galleggino fuori dall'acqua.
Che le stelle siano il mio prato,
su cui poggio i miei piedi scalzi,
e non  le uniche depositarie
di tutti i miei pensieri segreti.
 
Che la terra che mi nutre
tenga per se i suoi frutti
ormai incancreniti
e che la via Lattea
sia l'unico cibo che mi sfami.
 
Voglia di fare le capriole
in un Mondo diverso.
 
Voglia di vivere in un Mondo migliore.

Con un tema...

... tante possibilità....

 

a tutti i naviganti...

Memory of love

 
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Love

Premio "arteypico"

E così oggi doppia sorpresa per me. Una fattami dall'amica Silvy del sito: http://www.feelingrose.com per il mio blog su Splinder: http://cristallodiquarzo.splinder.com/
e l'altra dall'amica Morgana: http://stregamorgana22.spaces.live.com
Davvero lusingata, finirà che inizierò a fare la ruota come il pavone...
Grazie a Morgana e rigrazie a Silvy....
Il premio è questo

Poi posto il regolamento insieme ai nominativi a cui assegnerò questo trofeo... Adesso mi tocca sceglierne dieciTriste

Scuole d’Italia: pericolo, caduta classi

 

Sono contenta di trovare oggi su http://blog.panorama.it/italia/2008/06/05/scuole-ditalia-pericolo-caduta-classi/

questa notizia che conferma quello che dicevo qualche giorno fa. A dimostrazione che le mie non sono farneticazioni dettate da un atteggiamento oltranzista e intollerante...

[Foto di un'aula dell'Istituto d'Arte Pascali di Bari reperita sempre al link di cui sopra.. così come l'articolo copia/incollato integralmente]

Come stanno le scuole italiane? Non bene, lamentano da anni studenti e insegnanti. Pareti scrostate, bagni fatiscenti e cortili trasformati in palestre in molti edifici, che risalgono al dopoguerra e sono messi assai male. Talvolta cadono pezzi: l’ultimo incidente è avvenuto a Milano, il 2 aprile sono caduti calcinacci sui bambini di una seconda classe della scuola Martin Luther King. Uno scolaro di 7 anni ha sentito il soffitto scricchiolare e d’istinto si è alzato evitando per poco pezzi di gesso.
Ogni giorno nelle scuole pubbliche italiane, secondo i dati Inail, circa 240 studenti sono vittime di infortuni, 89 mila ogni anno. Parte degli incidenti è da attribuire a strutture vecchie. L’età media dell’edilizia scolastica italiana si aggira intorno ai 70 anni. E la vetustà porta crepe e danni: molte scuole non hanno l’agibilità statica (in Abruzzo, considerata zona ad alto rischio sismico, solo l’8,5 per cento del totale è a norma), altre hanno impianti elettrici non in regola (il 14 per cento in tutta Italia), per altre mancano i certificati igienico-sanitari (il 28).
Una fotografia delle scuole italiane viene dal rapporto Ecosistema scuola 2008 di Legambiente, che ha raccolto dati forniti dalle amministrazioni locali. Dallo studio emerge una situazione poco tranquillizzante. Gli edifici che hanno bisogno di interventi urgenti di manutenzione sono 9.920 su un totale di 42 mila. Questi ammodernamenti costerebbero centinaia di milioni di euro e i fondi scarseggiano. Dal 2002 al 2005 (vi ricordate chi c'era al Governo? n.d.r.), ricorda il rapporto, non ci sono state risorse specificamente stanziate per l’edilizia scolastica. Nel 2006 è stata iscritta in bilancio una spesa di 250 milioni di euro. Ma i soldi sembrano non bastare mai, specialmente in Campania, dove si stima che il 95 per cento delle scuole avrebbe bisogno di interventi urgenti.
Nella regione dal 2003 a oggi sono arrivati poco meno di 10 milioni 600 mila euro, tra fondi erogati dal governo e dalla Regione Campania. Il Comune di Napoli, in particolare, ha ricevuto 5,5 milioni di euro in 5 anni. Le risorse sono state impiegate per mettere a norma scuole inagibili, ma secondo Giuseppe Gambale, ex assessore all’Edilizia scolastica, sono insufficienti. «Per rimettere a posto le scuole napoletane servirebbero milioni di euro» afferma Gambale «invece ultimamente i soldi sono sempre meno».
C’è da provvedere anche alla costruzione di nuovi edifici scolastici. Il fiore all’occhiello dei nuovi progetti campani si trova a Chiaiano, periferia napoletana individuata per la discarica. Nell’area il comune sta costruendo una scuola, ironia della sorte, «ecocompatibile». «Lì andranno scuole che oggi sono in edifici in affitto» fanno sapere dal Comune.
Mentre si costruiscono nuove strutture il degrado delle vecchie aumenta. Secondo l’Unione degli studenti, a Napoli sono almeno cinque gli istituti in cui la situazione è grave, decine in tutta la Campania: muri sbrecciati, strutture fragili e lastre di amianto, problema diffuso in tutta Italia.
In Liguria è stata certificata la presenza di amianto nel 77,02 per cento delle scuole. «Un dato così elevato» avverte però Vanessa Pallucchi, responsabile di Legambiente scuola, «mostra in compenso una presa di coscienza da parte dei comuni che finalmente effettuano monitoraggi su questo tipo di inquinamento».
A maggio il Comune di Genova è stato citato in giudizio per pagare i danni dovuti all’amianto in un liceo. La famiglia di una bidella morta di tumore al polmone ha chiesto un risarcimento sostenendo che la donna avrebbe lavorato per 26 anni in stanze infestate dalle polveri di amianto. Secondo i parenti, la scuola sarebbe colpevole di non averle fornito una mascherina e di non aver predisposto nei locali sistemi di depurazione dell’aria.
Mentre quel liceo è stato bonificato anni fa, altri no, tanto che Genova è una delle città italiane con il maggior numero di scuole inquinate dall’ amianto, accanto a Torino, Milano e Pesaro.
Il rapporto di Legambiente analizza anche la situazione delle palestre nelle scuole. Uno dei bollini neri italiani per lo sport a scuola tocca alla Sicilia, dove il 53,21 per cento degli istituti è sprovvisto di palestre.
Uno di questi si trova a Balestrate, in provincia di Palermo. Gli studenti della scuola media Evola fino all’anno scorso andavano nel piazzale di un istituto vicino a fare ginnastica. Adesso c’è una struttura polisportiva. Unico disagio: dista 800 metri dalla scuola. Per non rubare troppo tempo alle altre materie, le ore di ginnastica sono state organizzate in modo che i ragazzi abbiano lezione all’inizio o alla fine della giornata.
«Per i viaggi dalla scuola nessun problema» spiega il preside «ci sono genitori volontari che a turno fanno la spola in auto. Oppure se c’è il sole fanno una passeggiata a piedi». Dopotutto è sempre una lezione di educazione fisica.

Grafica

Ecco alcune scritte personalizzate che potete usare . Vi chiedo solo il link al mio blog, a ricompensa del mio lavoro.
Grazie